Per molti anni la terapia si è basata principalmente sull'uso di broncodilatatori a rapida azione presi al bisogno, mentre oggi la ricerca ha portato a un approccio molto diverso, più mirato e costruito sulle caratteristiche del singolo paziente.
Esiste però una quota di pazienti, stimata intorno al 10%, per cui la malattia continua a manifestarsi con respiro corto, tosse persistente, risvegli notturni e attacchi che richiedono supplemento di farmaci e, nei casi peggiori, l'accesso al Pronto Soccorso. È questa la forma che gli specialisti definiscono Asma grave, e che riguarda circa 300.000 persone nel nostro Paese.
Convivere con un'Asma grave vuol dire fare i conti ogni giorno con la fatica di respirare e con la preoccupazione della prossima riacutizzazione. A complicare il quadro c'è spesso la presenza contemporanea di altre malattie infiammatorie delle alte vie aeree. La più frequente è la rinosinusite cronica con poliposi nasale, che si stima accompagni circa quattro pazienti su dieci con Asma grave e ne renda il controllo ancora più difficile, con polipi che tendono a riformarsi nel tempo. Quando le due condizioni coesistono condividono spesso un meccanismo infiammatorio comune, chiamato infiammazione di tipo 2, nel quale giocano un ruolo chiave gli eosinofili, particolari globuli bianchi misurabili con una semplice analisi del sangue.
La buona notizia è che negli ultimi anni la ricerca ha modificato in profondità il modo di trattare l'Asma grave. Sono arrivati i farmaci biologici, anticorpi monoclonali che agiscono in modo selettivo sulle molecole responsabili dell'infiammazione. I diversi principi attivi di questi farmaci biologici possono legarsi alle immunoglobuline E (IgE), nelle forme di Asma allergico, o intervenire sulle interleuchine, proteine prodotte da cellule del sistema immunitario, e sui loro recettori, come avviene nelle forme eosinofiliche e nei casi di poliposi nasale associata.
L'aspetto che oggi caratterizza la cura dell'Asma grave è la possibilità di costruire un percorso terapeutico personalizzato. Esami semplici come il dosaggio degli eosinofili nel sangue, delle IgE totali e del FeNO (l'ossido nitrico esalato) aiutano lo specialista a definire il tipo di Asma che la persona presenta e a scegliere il biologico più adatto. Negli studi clinici queste terapie hanno mostrato di poter ridurre le riacutizzazioni gravi in misura che varia dal 50 a oltre l'80%, di consentire l'abbassamento o la sospensione di farmaci riducendo così i loro effetti collaterali e di migliorare in modo apprezzabile il sonno, l'attività fisica e la qualità di vita complessiva.
Per chi convive con un Asma difficile da controllare il primo passo resta il confronto con il proprio medico e, quando indicato, l'invio a un Centro specialistico di riferimento per la valutazione del proprio tipo (fenotipo) e l'eventuale avvio di una terapia biologica. La ricerca continua ad aprire strade nuove e oggi chi soffre di Asma grave può guardare al futuro con maggiore fiducia rispetto a pochi anni fa.
La Redazione

