Le evidenze raccolte negli ultimi quarant'anni raccontano una storia sorprendente: anche persone in trattamento da molto tempo commettono errori nella tecnica di inalazione, con la conseguenza che il farmaco non raggiunge i polmoni nella quantità necessaria [Price DB et al. J Allergy Clin Immunol Pract 2017;5:1071-81.e9]. Una revisione sistematica condotta su oltre 54.000 pazienti ha rilevato che soltanto circa un terzo esegue la tecnica in modo corretto, un dato rimasto sostanzialmente invariato nel tempo nonostante l'evoluzione tecnologica dei dispositivi [Sanchis J et al., Chest 2016;150:394-406].
A cosa serve l’inalatore
Il punto di partenza per usare bene un inalatore consiste nel comprendere a cosa serve. Esistono farmaci da assumere ogni giorno per tenere sotto controllo l'infiammazione delle vie aeree, chiamati comunemente terapie di mantenimento o di fondo, e farmaci da utilizzare al bisogno per alleviare rapidamente i sintomi. Confondere i due ruoli è una delle ragioni più frequenti per cui la malattia rimane mal controllata. Le linee guida internazionali GINA raccomandano, per esempio, di evitare nell'Asma l'uso isolato dei broncodilatatori a breve durata d'azione, perché trattano il sintomo senza spegnere l'infiammazione che lo provoca.
Come usare il device
Sul piano pratico, ogni dispositivo richiede una propria sequenza di gesti. Gli inalatori predosati spray vanno agitati prima dell'uso; bisogna espirare lentamente prima di portare il boccaglio alle labbra e coordinare l'erogazione con un'inspirazione lenta e profonda. Gli inalatori a polvere secca hanno bisogno invece di un'inspirazione decisa e rapida, capace di disaggregare le particelle e di portarle in profondità nelle vie aeree. In entrambi i casi, trattenere il respiro per circa dieci secondi dopo l'inalazione consente al farmaco di depositarsi correttamente. Quando viene assunto un corticosteroide inalatorio, sciacquare la bocca al termine aiuta a prevenire fastidi come l'irritazione del cavo orale o le infezioni (per esempio, candidosi orale).
Per chi fatica a coordinare lo spruzzo con il respiro, soprattutto nei bambini e nelle persone anziane, esiste un alleato prezioso: il distanziatore, una camera in plastica o metallo che si interpone tra lo spray e la bocca. Riduce la velocità delle particelle, aumenta la quantità di farmaco che arriva ai bronchi e diminuisce gli effetti collaterali locali.
Alcune buone abitudini aggiuntive
Restano alcune buone abitudini che vale la pena di ricordare. Portare il proprio inalatore alle visite di controllo permette al medico o al farmacista di verificare la tecnica e correggere subito eventuali errori. Tenere traccia delle dosi residue evita di trovarsi con il dispositivo vuoto durante una crisi, soprattutto in previsione di un viaggio. Rispettare l'orario delle somministrazioni di mantenimento, anche nei periodi in cui si sta bene, è ciò che protegge davvero dalle riacutizzazioni.
In Italia i dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) mostrano che l'aderenza alle terapie inalatorie nella BPCO resta intorno al 22-33%, una percentuale bassa che pesa sulla qualità di vita di chi convive con queste malattie.
Imparare a usare bene il proprio inalatore è un gesto di cura verso sé stessi che trasforma una scatoletta apparentemente uguale a tante altre nello strumento che permette di respirare meglio, di fare le scale senza fermarsi, di dormire la notte. Se ci sono dubbi sulla tecnica o sulla differenza tra i propri farmaci, parlarne con il medico curante o lo specialista è sempre la scelta giusta.
La Redazione

